• Gabriele Lugaro

Ivan Illich e la descolarizzazione della società

In questo intervento ci concentreremo sul pensiero educativo di Ivan Illich (1926-2002) e sulla sua intima connessione con il processo di descolarizzazione. Il pensiero di Illich si snoda a partire dal messaggio scolarizzatore che la scuola diffonde confondendo l'insegnamento con l'apprendimento, il sistema educativo è visto come un'attività istituzionalizzata che antepone l'interesse per il proprio funzionamento burocratico all'interesse degli individui. Questa istituzionalizzazione comporta diversi assunti:

“che la scuola (e solo la scuola) sia il luogo in cui avviene l'apprendimento; che l'unica conoscenza che conta è acquisita a scuola o all'università (mentre la conoscenza acquisita direttamente sul lavoro non è considerata sufficientemente adeguata); che l'apprendimento è il risultato dell'insegnamento; che l'insegnamento ha bisogno di professionisti; che la conoscenza sia qualcosa da acquisire in un'istituzione specializzata; che, al pari di una cosa, essa sia quantificabile: più si frequenta e più se ne ha;che più apprendimento significato più insegnamento; che un insuccesso nell'apprendimento non è un insuccesso nell'insegnamento, ma anzi implica che più insegnamento è necessario”[2]

La scuola tende quindi a confondere processo e sostanza scolarizzando l'immaginazione dell'allievo “ad accettare il servizio al posto del valore”[3]. Ne consegue che i valori dell'allievo vengono istituzionalizzati ed egli diviene consumatore di servizi educativi e beni di consumo che lo illudono della possibilità di uscire dallo stato di povertà rendendolo, al contrario, totalmente dipendente da questa stessa istituzione e minando la sicurezza in sé stesso e la sua potenza personale. In una riflessione caratterizzata da diverse analogie col pensiero di Paulo Freire, Illich denuncia come i cittadini dell'America Latina abbiano “imparato a pensare da ricchi e vivere da poveri”[4] proprio in virtù di tale istituzionalizzazione dei valori.

La scolarizzazione comporta inoltre l'assegnazione di attestati e ruoli assegnati “stabilendo una serie di condizioni cui il candidato deve ottemperare se vuole ottenere il diploma. La scuola ancora l'istruzione – non però l'apprendimento – a questi ruoli”[5] , ne consegue che tali ruoli e le specializzazioni ad esse legate non dipendono da un'effettiva capacità dell'individuo ma dal “processo mediante il quale si postula che tali qualità vengano acquisite”[6] sulla base di un giudizio formato in un'altra persona valutatrice. Questo porta all'assunto secondo il quale non può esistere apprendimento al di fuori dell'insegnamento, e tale insegnamento, e la conseguente “educazione a”, non è qualcosa alla quale partecipiamo o che condividiamo, ma qualcosa che otteniamo sulla base di un programma la cui forma e durata è stabilita da altri: “sono loro … che sanciscono se l'abbiamo “acquisita”, nel qual caso ci rilasciano una sorta di certificato di proprietà. Questo è un tipico esempio, dice Illich, del modello consumistico”[7].


Per Illich, tale processo determina l'abitudine alla passività, alla dipendenza, al contare sull'iniziativa altrui sminuendo la propria, egli vede il rapporto fra studente e insegnante come “la spina dorsale dell'asservimento dell'uomo moderno ad una società consumistica di massa. Ciò che s'impara a scuola è a credere nel giudizio dell'educatore e a diffidare del proprio giudizio”[8]. Illich inscrive il fenomeno della scolarizzazione all'interno della creazione del concetto di “fanciullezza”, sviluppatosi con l'avvento della borghesia, alla quale si salda il fenomeno del sistema scolastico, caratteristico dell'età moderna, e sconosciuto in età medievale.

Centrale nel processo di scolarizzazione risulta essere l'istituzionalizzazione dei valori, secondo Illich “la scuola inizia al mito del consumo illimitato”[9] fondandosi sulla convinzione che il processo debba necessariamente produrre cose di valore e tale produzione sia strettamente legata ad una richiesta, questo rapporto innesca una dinamica clientelare fra l'individuo e le istituzioni specializzate. Conseguentemente l'autodidatta viene screditato ed “ogni attività non professionale diviene sospetta”[10]. Al contrario, Illich sostiene che l'apprendimento sia l'attività umana che meno necessita di manipolazioni esterne e che esso non sia il risultato dell'istruzione ma “di una libera partecipazione a un ambiente significante”[11]. La scolarizzazione soffoca quindi l'immaginazione individuale subordinandola a qualsiasi forma di pianificazione istituzionale, l'insegnamento coercitivo diviene così l'unico elemento di sicurezza in colui che vuole apprendere. Parallelamente tale istituzionalizzazione dei valori determina anche una quantificabilità degli insegnamenti e una “frantumazione dell'apprendimento in materie”[12] attraverso “blocchi prefabbricati” che l'individuo accetta finendo per valutare con il medesimo metro lo sviluppo della propria personalità: “Chi ha imparato dalla scuola a misurare si lascia sfuggire di mano le esperienze non misurabili”[13].


La conoscenza diviene quindi una merce misurabile, trasmessa dall'insegnante-distributore all'allievo-consumatore all'interno di un rito sacro in cui l'industria del sapere diviene la nuova chiesa universale che prepara all'istituzionalizzazione alienante della vita. Per Illich la descolarizzazione diviene dunque una premessa indispensabile nel movimento per la liberazione dell'uomo.[14]

In tale ottica egli sviluppa la critica alla scuola di massa connettendola con una più ampia critica sociale che coinvolge la vita familiare, il servizio di leva, il servizio sanitario, i media e tutte le istituzioni che operano al fine di manipolare la percezione degli individui del mondo in cui vivono.

A tal riguardo Illich opera una distinzione fra le “istituzioni manipolatrici” e le “istituzioni conviviali”. Mentre nelle istituzioni manipolatrici “le persone sono trattate come oggetti e la libertà individuale viene limitata dalla partecipazione obbligatoria e da interferenze inconsce”[15], le istituzioni conviviali “possono essere usate o non usate a seconda delle necessità e dei desideri degli utenti”[16]. Si può quindi distinguere la scuola dai parchi, dalle biblioteche, dai musei, da istituzioni che sono tuttavia prive di un carattere strutturalmente coercitivo, secondo Illich un sistema educativo dovrebbe avere tre scopi:

“offrire a tutti quelli che lo desiderano la possibilità di imparare, accedendo alle risorse disponibili in qualunque momento della loro vita; autorizzare tutti quelli che vogl iono condividere ciò che sanno a trovare quelli che desiderano imparare da loro; e infine fornire a tutti quelli che desiderano dibattere pubblicamente un certo argomento l'opportunità di render nota la propria opinione e sfida”[17]

Nello sviluppare tale modello Illich si fa precursore di molti strumenti che verranno poi sviluppati, seppur in direzioni differenti, nel nuovo millennio come la “borsa delle capacità” e dei “servizi educativi”, dove possano avvenire condivisioni di conoscenze e abilità fra pari (si pensi alle odierne “banche del tempo”), l'accesso totale alle informazioni gestite da biblioteche, musei e laboratori (si pensi ad internet e alle enciclopedie online) e la possibilità di trovare pari con cui condividere occupazioni e passioni con modalità cooperative.

Queste modalità permetterebbero uno scambio di conoscenze articolate in “trame di possibilità” e “reti di apprendimento”, Illich intravede nello sviluppo tecnologico la possibilità di realizzazione di tali strategie anche se visualizza già, come Freire, il pericolo insito nelle società altamente tecnologiche che configurano un futuro “dove la parcellizzazione del lavoro diventi così spinta che le persone diventino incapaci di un pensiero complessivo”[18] e rinuncino a pensare in maniera autonoma “in cambio di una conoscenza esclusivamente basata sulle informazione degli esperti”[19]. Illich svilupperà in vari testi successivi le proprie critiche e i propri timori sull'avvento della tecnologia come strumento neutro, sull'uso della medicina, sulla perdita dei sensi e sul mito del progresso.

Muore a 76 anni a causa di un tumore, lasciando ai posteri un enorme contributo speculativo che permette di leggere nella quotidianità, ancora oggi più nitidamente, la crisi dei valori e della vita umana alla luce delle sue riflessioni pionieristiche.


Dott. Gabriele Lugaro



[2] M.P. Smith, Educare per la libertà, op.cit. [3] I. Illich, Descolarizzare la società, Milano, Mimesis Edizioni, 2010 [4]Idem




[5]I. Illich, Descolarizzare …, op.cit. [6]Idem [7] M.P. Smith, Educare …, op.cit. [8]J. Spring, op.cit. [9]I. Illich, Descolarizzare …,op.cit. [10]Idem [11]Idem [12]Idem [13]Idem [14]Idem [15]M.P. Smith, op.cit. [16]Idem [17]Idem, cit in M.P. Smith, op.cit. [18]J. Spring, op.cit. [19]Idem

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