• Gabriele Lugaro

L'importanza del bilinguismo nei bambini sotto i sei anni

Aggiornato il: 3 apr 2020

Procedendo dall'assunto fondamentale per cui ogni essere umano possiede un proprio stile cognitivo e di apprendimento, affrontiamo oggi una delle fondamentali questioni educative della nostra epoca: l'apprendimento di una lingua straniera da parte di un bambino.



Il meccanismo di acquisizione linguistica

Nei primi tre anni di vita del bambino il meccanismo di acquisizione linguistica, identificato come LAD (Language Aquisition Device) dal linguista Noam Chosmky, porta a compimento la fase primaria dell'acquisizione della lingua materna. In tale età risiede quello che Lennenberg ha definito "periodo critico", in tale periodo il bambino mostra una grande rapidità di acquisizione e una notevole sensibilità fonetica. Questa sensibilità comporta tuttavia la tendenza, da parte del bambino, ad applicare strategie fonologiche e sintattiche, della prima lingua appresa, anche a tutte le altre che si troverà ad affrontare nel corso della vita.


Quando iniziare e perchè

A riguardo, la più autorevole pubblicistica glottodidattica, sostiene l'importanza dell'introduzione di una lingua straniera intorno ai 36-48 mesi di età ai fini di un migliore apprendimento bilingue.In questa fase di sviluppo infatti, se il meccanismo di acquisizione riceve stimoli e materiali nuovi, permette una costante attivazione del LAD e lo sviluppo di una maggior competenza semiotica e fonologica dovuta ai nuovi significanti espressi dalla lingua straniera. Da un punto di vista neurobiologico, la presenza di due lingue nel cervello porta ad un maggior arricchimento cerebrale, dovuto anche alla realizzazione del processo di lateralizzazione funzionale nel cervello in questa età dello sviluppo.


Come

Il bilinguismo può essere praticato sia in contesti domestici che scolastici. Fondamentale, ai fini di un apprendimento fruttuoso, è l'integrazione della lingua straniera con il resto del curricolo nel caso scolastico o con l'ambiente situazionale familiare. A questo si deve aggiungere una necessaria flessibilità di approccio, metodi e tecniche. Non esiste una formula magica per creare le condizioni atte all'apprendimento di una lingua straniera. Come in ogni aspetto educativo è decisivo l'approccio empatico e l'ascolto attivo, il comprendere bisogni, necessità sensoriali e motorie, oltre che una notevole importanza dell'aspetto ludico in fase di apprendimento.


Esempi pratici

Nel contesto familiare i genitori possono individuare una situazione settimanale in cui praticare la lingua straniera, questa situazione può essere: andare a trovare un parente con il quale il bambino ha confidenza e con il quale si comunica solo nella lingua desiderata, oppure individuare un attività domestica (cucinare, pulire, mettere a posto) o extra-domestica (passeggiare in un parco, nuotare) che permetta l'uso della lingua straniera a partire da una parola buffa o con una particolare musicalità (non dimentichiamoci della fondamentale importanza dell'aspetto ludico) e che stimola via via lo sviluppo di un lessico legato a quella situazione. Secondo gli stessi principi, l'introduzione di una lingua straniera a scuola può essere esercitata in un particolare momento rituale della giornata: la merenda, il pranzo, il lavaggio mani, il lavaggio denti.

A tal proposito risulta più efficace inserire la lingua straniera in una situazione caratterizzata da una sequenza di azioni già conosciute dai bambini (mettersi in fila, lavarsi le mani, scendere le scale per andare in sala da pranzo ecc...) e che può permetter loro una maggior acquisizione sia degli aspetti linguistici e fonologici, legati alla pronuncia, che semiotici, legati alla ripetibilità dei comportamenti e all'attribuzione di significati simili in lingue differenti.


Fonti

P.E. Balboni, Le sfide di babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, Utet, 2002.M. Chini e C. Bosisio, Fondamenti di glottodidattica. Apprendere e insegnare le lingue oggi, Carrocci Editore, 2014

Gabriele Lugaro

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